sabato 11 luglio 2015

Jovanotti domenica sera all'Olimpico: "Cantare negli stadi è come giocare la Champions"

Un tour senza sosta, come i ritmi a cui ci ha abituati, che registra il sold out in ogni città e sprigiona energia da tutti i pori: questo è Lorenzo negli stadi.
Un successo itinerante, che ha già conquistato 300mila spettatori nelle prime tappe del 2015, e si prepara a incantare la Capitale, domenica sera, allo stadio Olimpico. In scaletta una trentina di brani, tra cui i successi tratti dall'ultimo album Lorenzo 2015 CC. 
 


Roma è la sua città natale, che effetto le fa esser qui?
«Mi fa molto effetto, cerco di far finta di no ma non ci riesco, Roma è dove tutto ha avuto inizio, Roma è la città dove sono nato e dove ho vissuto fino a 20 anni». 
I tre luoghi della Capitale che più sente suoi?
«Casa, in via Porta Cavalleggeri, con il cupolone davanti e il quartiere popolare intorno. Il centro storico, le viuzze nei dintorni di Corso Vittorio Emanuele, dove si girava da ragazzi. E poi l'Olimpico, la mia nuova casa». 
Una cosa che ama e una che odia di Roma e dei romani?
«Non odio nulla, ci mancherebbe, Roma è Roma, i suoi difetti sono le cose per le quali ce ne innamoriamo».  Un tour, il suo, in cui non si risparmia. Come vive i suoi concerti, specialmente se si tratta di riempire l'Olimpico?
«Li vivo come il culmine della mia attività, la mia Champions League, con tutto ciò che comporta». 
Quali artisti internazionali apprezza oggi? E con chi le piacerebbe fare un duetto?
«Apprezzo tanta gente, uno come Mark Ronson per esempio, mi piacerebbe averci a che fare».  Cosa le è rimasto dell'esperienza di deejay e dei suoi primi dischi spensierati?
«Mi è rimasto tutto, non è andato perduto nulla, si sono aggiunte cose ma il cuore del mio lavoro sta lì».  Qual è, fra le sue canzoni, quella che le è rimasta nel cuore di più?
«Se proprio devo scegliere direi Bella, non so perché, ma mi piace sempre molto». 
È tra gli artisti italiani più attivi sui social, sono uno strumento fondamentale per un cantante?
«No, sono una cosa che può esserci oppure no, l'unico strumento fondamentale per un cantante è la sua musica». 
Un sogno nel cassetto?
«Ne ho cassetti pieni, tipo i sotterranei di Roma, se ne scoprono sempre parti nuove, non mettiamo limiti alla capacità di far emergere sogni dai cassetti».

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