lunedì 7 settembre 2015

Neffa: La mia "Resistenza" è un grido di umanità

Si intitola "Resistenza" il nuovo album di Giovanni Pellino, classe 1967, in arte Neffa, uscito il 4 settembre e preceduto dal singolo "Sigarette", uno dei tormentoni dell'estate. "La mia Resistenza è soprattutto un grido di umanità", ha detto l'artista, ex batterista ed ex rapper, che ha spiegato come si ritrovi "completamente asservito alla musica".


"Il titolo "Sigarette" non è stato certo una scelta furba, ho pensato alle conseguenze soprattutto sui bambini... ma sono le canzoni a fare me, io vado dove va la musica e le mie canzoni più belle vengono da sole, non sai da dove, io le definisco figlie degli alieni, perché non so spiegare da dove vengano".
E così è nato anche "Resistenza", un lavoro da studio, che ha in scaletta tredici brani "popolari" , come li definisce lui, dalle sonorità gioiose, tra soul e Rhythm & Blues.  Le tematiche sono quelle che gli stanno sempre a cuore, intime, personali, ma anche universali.
Di "Sigarette" rifiuta la definizione di tormentone estivo: "Ma quale tormentone, è una canzone che parla di un alienato, un uomo che ha perso amore e speranza di rivedere la sua donna. Nessuna canzone mi ha mai emozionato come questa", spiega il cantautore noto anche per le sue collaborazioni con altri, importanti, nomi del panorama musicale italiano: J-Ax (con il quale aveva anche fondato un due, i Due di Picche), Marracash, Marco Mengoni e Nina Zilli.
In "Dubai" invece Neffa parla di "quel viaggio a New York, che non ha fatto" e si dilunga a raccontare come pur avendo avuto successo, pur avendo fatto un percorso professionale di cui è soddisfatto, rimpianga di non aver fatto la scelta di andare a vivere in America: "L'unico Paese dove la musica è davvero considerata per quello che è. Stare in Italia è stato difficile". A pesare un po' forse anche il suo "passato" ingombrante: "Molta gente dopo che ho smesso di fare rap non è mai più stata in grado di ascoltare le mie canzoni senza preconcetti".
E proprio del rap, genere che non rinnega, il cantante dice: " Ho fatto il rap quando era un genere rivoluzionario. Oggi è quanto di più reazionario ci sia. E' fatto di canoni".
E' critico Neffa, e anche un po' "arrabbiato" per questa Italia che vive di "mode" e di statuti: "Se non hai follower, visualizzazioni, tweet, non sei nessuno. Siamo tutti troppo attaccati allo Status". E la sua Resistenza è quindi anche e soprattutto questo "un canto di denuncia e di protesta. Viviamo in un mondo tecnologico dove tutto è bellissimo, ma sforziamoci di pensare anche all'umanità". Come? "Sogno un mondo in cui tutti tirino su le mani ad un concerto senza che nessuno te lo dica...".
E mentre promuove i talent, che "hanno fatto avvicinare la gente comune alla musica", si dichiara pronto per andare a Sanremo: "Conti mi vorrebbe". Tra le sue canzoni "figlie degli alieni"  "Lampadine" appartiene sicuramente a questo genere, dice Neffa, che racconta anche come abbia cominciato a rivolgersi sempre più alle donne: "Molte volte canto di femminilità,  perché credo sia una forma di divinità che possiamo realmente vedere".

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