venerdì 22 aprile 2016

Prince, una morte misteriosa come la sua musica

La musica perde il più irrequieto, dotato e orgoglioso dei suoi protagonisti, Roger Nelson, in arte Prince, il guru, il monumento della black music contemporanea, a cui tutti bene o male hanno attinto. Una morte ancora misteriosa, come la sua musica, preceduta una settimana fa da un improvviso ricovero in ospedale dopo un atterraggio di emergenza del suo aereo privato che lo stava riportando a casa da Atlanta, dove aveva tenuto un concerto.


Dopo tre ore di controlli, venne dimesso. Un suo portavoce dichiarò che si trattava solo di un'influenza.  Il suo corpo privo di vita è stato trovato nella sua villa di Paisley Park, a Chanhassen nel Minnesota.  
Finisce così, a soli 57 anni, la vita di un grande talento della musica, un protagonista energico, inventivo, dilagante, inafferabile, miscelatore di un cocktail esplosivo e terribilmente contemporaneo di rock, pop, new wave, elettronica, r'n'b, jazz che ha avuto il più grande riconoscimento popolare con l'album dell'84 Purple rain, a tutt'oggi uno degli album più riusciti di black music. Un successo che lo ha portato a una lotta senza quartiere con le case discografiche per tutelare l'indipendenza della sua creatività. Fino a farlo isolare, negare perfino la propria identità, ad apparire in tv con la scritta Slave, ovvero schiavo, sulla faccia, pagando la sua lotta in termini di successo e economici. Ma certamente non di ispirazione e di talento.  

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